- Caro Presidente Pelligra,
mi chiamo Giovanni, ho nove anni e sono un abbonato della Tribuna B del Massimino. Le scrivo questa lettera perché a volte noi bambini non capiamo bene i discorsi complicati dei grandi, ma i sentimenti li capiamo benissimo.
Mio padre Francesco mi ha portato allo stadio per la prima volta quando avevo appena cinque anni. Eravamo in Serie D. Ricordo che mi stringeva la mano e mi diceva che dovevo essere sempre orgoglioso di essere catanese e che avrei tifato Catania — e solo Catania — a prescindere dalla categoria. Per questo, quando lei è arrivato, ho iniziato a sognare.
Lei parlava di assegni da 100 milioni di euro che avrebbe potuto staccare subito, di uno stadio immenso da 50 mila posti a sedere e, addirittura, della Champions League in sei anni. A me sembrava un po’ esagerato, presidente, ma era bello sentirla dire che voleva riportare i “picciriddi” insieme alle loro famiglie allo stadio. Ci aveva promesso anche un settore giovanile di cui saremmo andati fieri, pieno di ragazzi del nostro territorio. E invece mio padre mi ha detto che quest’anno la società ha rinunciato alla Primavera 3 per disputare un misero campionato juniores.
Ci sono rimasto davvero male.E cosa dire del vostro atteggiamento che definite “british”, quello di non voler comunicare con una piazza che negli ultimi cinque anni vi ha garantito ben 70 mila abbonamenti in Serie C? Sa, caro presidente, mio padre mi dice che non comunicare è una forma evoluta di comunicazione. Io a nove anni queste cose non le capisco, ma a noi bambini catanesi sembra quasi che lei e il suo management non vogliate intrattenere alcun rapporto con noi solo perché “non conosciamo l’inglese”.
Mio padre Francesco mi racconta sempre di quando era piccolo lui, al tempo di Mascara, Papu Gomez, Baiocco, Spinesi, Almiron, Bergessio, Maxi Lopez, Lodi, Biagianti, Stovini e Legrottaglie. Mi dice che la città era bellissima, piena di bambini che giocavano per le strade indossando fieri la maglia del Catania. Lo scorso campionato, invece, ho sofferto tanto. Dopo essere stati umiliati per 4 a 0 nella semifinale dei play-off dall’Ascoli (l’Ascoli, presidente, mica il Real Madrid o il Barcellona!), ho dovuto sentire colui che doveva essere il nostro capitano dire che era felice per l’Ascoli, perché così i bambini ascolani sarebbero potuti tornare a giocare per strada con le maglie della loro squadra. Come se noi bambini catanesi fossimo da meno, umiliati da una cittadina grande, più o meno, quanto il quartiere Librino di Catania.
A giugno ricordo le sue parole di rilancio, quando ha detto che i lavori a Torre del Grifo sarebbero ripresi al più presto e che avrebbe rilanciato le nostre ambizioni. Ma come si fa a parlare di rilancio con una campagna acquisti che, se così si può definire, è assolutamente umiliante per la nostra storia?Un’ultima cosa, presidente. Io non so ancora bene cosa sia una fideiussione. Ma mio padre mi ha spiegato che non avere rispettato per ben due volte in cinque anni una scadenza così importante non mi permette di sognare in grande per il mio Catania.
Caro presidente, vorrei tanto che lei e i suoi rappresentanti qui in Italia non giocaste con i sogni di noi bambini catanesi. Noi da generazioni intere riempiamo le strade della nostra città con l’orgoglio rossazzurro, sventolando bandiere e indossando magliettine di ogni tipo. Ci restituisca la serietà che meritiamo.
Giovanni Marza’, 9 anni, abbonato Tribuna B.